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La notizia è di quelle che fa riflettere: nei prossimi quattro anni, circa 500 mila dipendenti pubblici andranno in pensione. E, se si guarda ad un futuro più lontano, in dieci anni si arriverà ad oltre un milione di pensionamenti. Un esodo ingente che ha allarmato il governo e che lo ha indotto a correre ai ripari. Ed ecco da questa presa d’atto l’annuncio del sottosegretario alla Funzione pubblica Rughetti di indire all’interno della Pubblica amministrazione un maxi-concorso con valenza pluriennale per almeno un terzo del turn over: per circa 100-150 mila posti, rivolto soprattutto ai giovani. “Nei prossimi quattro anni - spiega Rughetti - abbiamo quasi 500 mila persone che si ritireranno. È un’occasione straordinaria anche per abbassare l’età media che ormai ha raggiunto la soglia dei 50 anni”.
 Questa sorta di esodo di massa dei lavoratori della Pubblica Amministrazione è una conseguenza anche dei dati derivanti dall’analisi del Conto annuale della Ragioneria generale dello Stato. Le ultime statistiche infatti fotografano una Pa piena zeppa di ultra-cinquantenni (oltre un milione e 660 mila, più della metà del totale), mentre i lavoratori under 30 sono quasi introvabili, solo 81 mila su più di tre milioni e 300 mila dipendenti, appena il 2,7 per cento, meno di 3 ogni 100. Una minoranza estrema che arriva al 6,8 se si fa salire l’età a 35 anni.  

“Questa situazione attuale - afferma Rughetti - deve essere arginata sia per evitare il collasso degli uffici sia per favorire il ricambio. Il governo punta a inserire nella manovra imminente un primo piano di assunzioni per i giovani, magari con qualche mini-incentivo per favorire uscite più veloci degli anziani. Ma non si procederà secondo le vecchie regole del rimpiazzo classico.”
La selezione del personale, infatti, avverrebbe attraverso un maxi concorso sulla base di nuovi profili e attraverso nuove modalità concorsuali, con prove centralizzate, periodiche e volte a scovare specifiche professionalità.   Questo turn over del personale sembra avere il favore dei sindacati e che, non a caso, farebbe parte di quel capitolo “giovani” da rivedere completamente all’interno del nostro Paese visto l’elevato tasso di disoccupazione che colpisce sempre di più gli under 35.