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Dura botta al Freedom of Information Act (FOIA) e a chi ora non potrà più visionare i guadagni dei dirigenti pubblici. La normativa secondo il Tar del Lazio viola la privacy.

Come tutti sanno il Freedom of Information Act varato dall’attuale ministro per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione Marianna Madia prevedeva, tra i decreti attuativi, la normativa sulla trasparenza dei dati patrimoniali dei dirigenti pubblici, che sanciva l’obbligo di rendere nota la situazione patrimoniale (i guadagni, le proprietà immobiliari e gli altri beni in possesso) di ciascun dirigente.

È notizia di pochi giorni che il Tar del Lazio ha accolto il ricorso del sindacato di categoria che ha presentato diffida ufficiale ai ministeri chiedendo la sospensione immediata della norma giudicata noncurante della privacy dei dirigenti pubblici stessi e ottenendo quindi di fatto la cancellazione di tutti i dati sensibili.

Gli obiettivi dell’Atto per la libertà di Informazione sui dati patrimoniali dei dirigenti pubblici.

L’Atto per la libertà di informazione è un modello ereditato dagli Stati Uniti e da altre diverse nazioni europee che già lo applicano con il fine di far emergere eventuali anomalie tra lo stile di vita che conducono i dirigenti pubblici e il reddito che percepiscono dal ministero di appartenenza, dall’agenzia fiscale, dall’ente locale o dalla partecipata pubblica di cui sono dipendenti. Differenze che, nel caso ci fossero, potrebbero incuriosire i cittadini e in primis gli incaricati a vigilare sulla trasparenza che potrebbero arrivare ad effettuare ulteriori approfondimenti al fine di scoprire eventuali fenomeni di corruzione.
Uno degli aspetti che hanno convinto i giudici del Tar del Lazio a sovvertire il provvedimento, oltre alla mancanza di privacy, sarebbe la differenza con i dirigenti privati che ad oggi non hanno alcun obbligo di pubblicazione dei loro redditi o del patrimonio immobiliare in loro possesso.

Le motivazioni e le conseguenze della sentenza

Il Tar Lazio ha ritenuto di sospendere in via cautelare il provvedimento:

  1. per la consistenza delle questioni di costituzionalità e di compatibilità con le norme di diritto comunitario sollevate in ricorso;
  2. per l’irreparabilità del danno paventato da ricorrenti, discendente dalla pubblicazione online, anche temporanea, dei dati per cui è causa, da cui l’esigenza di salvaguardare la res adhuc integranelle more della decisione del merito della controversia.

In merito a questa decisione c’è chi sostiene che si ritornerà ad avere un maggiore rischio di illecito derivante da attività di corruzioni, favoreggiamenti, truffa ai danni dello Stato, etc..
Chi dovrà occuparsi dell'attività di vigilanza in materia di prevenzione della corruzione nella Pubblica Amministrazione dovrà stare più attento che in passato.