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Un tema su cui si dibatte assiduamente negli ultimi tempi è la volontà o meno di rendere obbligatoria la vaccinazione ai lavoratori. A tal proposito, in Parlamento sono state approvate alcune vaccinazioni obbligatorie non solo per il personale sanitario ma per diverse categorie di lavoratori. Dal punto di vista normativo, è stato emanato nel Codice Civile l'articolo 2087 che stabilisce: “l’imprenditore è tenuto ad adottare, nell’esercizio dell’impresa, le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro”.

Il vaccino antinfluenzale è stato reso gratis per tutti i dipendenti regionali, tra cui addetti alle Forze dell’Ordine, alla Protezione civile, donatori di sangue, personale degli asili nido delle scuole dell’infanzia e dell’obbligo, personale dei trasporti pubblici, delle poste e comunicazioni, dipendenti della pubblica amministrazione che svolgono servizi essenziali. Altre misure profilattiche vaccinali sono state rese obbligatorie per determinate categorie di lavoratori, in base alle varie tipologie di rischio biologico, al fine di aumentare i tassi d’immunizzazione per prevenire e controllare le infezioni occupazionali.

Qualora al dipendente sanitario si concedesse la possibilità di rifiutare il trattamento vaccinale, il datore di lavoro potrebbe incorrere anche nella mancata osservanza di quanto stabilito dal Codice Civile.

E’ risaputo che il vaccino induca una difesa efficace del sistema immunitario, il quale reagisce contro particelle di microbi indeboliti o inattivati e costruisce le proprie difese come se si trattasse di un’infezione naturale. Ciò permette alla persona di acquistare delle difese capaci di neutralizzare i microbi pericolosi al momento del contagio e di evitare la malattia e le sue complicazioni, proteggendo se stesso e la collettività che lo circonda e con cui lavora: maggiore è il numero di lavoratori vaccinati, minori sono le malattie in grado di diffondersi.

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